di Sergio Aversa, CEO e Direttore Creativo 

Mi sono accorto che, contestualmente all'emergere di una classe di consumatori più attenta e consapevole, stanno nascendo prodotti che richiedono nuove forme e tecniche di comunicazione difficilmente veicolabili sui tradizionali mass media. D’altro canto, i prodotti generalisti continuano a competere per fette di mercato sempre più esigue e contro competitor sempre più agguerriti, mettendo in campo strategie che sarebbe comunque riduttivo definire "border line".

Il caso più recente è proprio quello del Buondì Motta - quello in cui l’asteroide colpisce la mamma, per capirci - di cui tanto si è sentito parlare nei giorni scorsi. A mio avviso, per quanto fuori dagli schemi, esso rappresenta la palese testimonianza di un prodotto che non ha pressoché nulla da comunicare rispetto al passato e che si affida, quindi, ad un messaggio di "puerile irriverenza" (e questo per usare termini politically correct). Probabilmente, il risultato della competizione di aziende che promuovono prodotti privi di contenuti sta scadendo nel ridicolo.

Ergo, la possibilità di poter scegliere l’azienda e/o il prodotto da promuovere, può veramente fare la differenza nel tipo e nella qualità di comunicazione. Ecco perché credo che questo approccio di matrice Wildiana ("nel bene o nel male purché se ne parli") sia destinato a rimanere una prerogativa dei prodotti generalisti. Per i prodotti che hanno un potenziale maggiore in termini di creazione del valore, invece, ritengo che internet, rispetto alla tv, sia la strada più opportuna.

Mi riferisco, in particolare al content marketing, cioè alla generazione e alla diffusione di contenuti di qualità attraverso motori di ricerca e social media. Il content marketing, infatti, risulta particolarmente efficace per quelle aziende che mettono passione ed anima nei loro prodotti e servizi, proprio perché l'efficacia del messaggio veicolato è direttamente proporzionale alla qualità e all'utilità dei contenuti prodotti. In sintesi, non vi è alcuna necessità, per questo tipo di realtà, di elaborare una comunicazione artificiosa, perché è sufficiente mettere in luce solo ciò che costituisce valore aggiunto per l'azienda e per il consumatore.

A tal proposito, uno degli strumenti più idonei a cogliere suddette opportunità è sicuramente l'Inbound Marketing. Si tratta di una disciplina che supporta le aziende nella profilazione dei gusti e dei desideri dei loro clienti attraverso l'individuazione di specifiche buyer persona. Vale a dire profili di potenziali clienti costruiti sulla base dei comportamenti e delle attitudini mostrate durante la navigazione (ricerche su Google, il traffico sui social media ecc.). Il fine, appunto, è quello di produrre contenuti mirati e di alta qualità in grado di soddisfare, in termini di utilità e di valore, la fame di conoscenza di quella nuova classe di consumatori descritta in apertura.

E siccome nel nostro Paese esistono tante piccole realtà che basano il proprio business su tali principi, credo fermamente che siano queste le storie che vale la pena far conoscere e raccontare attraverso il nostro lavoro. In questo modo, è possibile che il marketing diventi a tutti gli effetti un servizio anche per il consumatore finale.

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